La differenza principale tra l’acciaio 1.2311 o 1.2312 è legata al tenore di zolfo: il 1.2312 è un P20 solforato, sviluppato per aumentare la lavorabilità alle macchine utensili. Il vantaggio ottenuto durante fresatura, foratura e filettatura comporta però una minore attitudine alle finiture superficiali più spinte rispetto al 1.2311.
La domanda corretta, quindi, non è semplicemente quale sia il migliore tra 1.2311 e 1.2312, ma quale dei due sia più adatto allo stampo da realizzare.
Differenza tra 1.2311 e 1.2312: il ruolo dello zolfo
L’acciaio 1.2311 (40CrMnMo7) è un acciaio legato al cromo-manganese-molibdeno utilizzato nella costruzione di stampi per materie plastiche di medie e grandi dimensioni. Viene generalmente fornito allo stato bonificato ed è caratterizzato da buona lavorabilità, temprabilità e attitudine alla lucidatura.
L’acciaio 1.2312 (40CrMnMoS8-6) appartiene alla stessa famiglia, ma presenta un maggiore contenuto di zolfo.
L’aggiunta di zolfo favorisce la formazione di inclusioni di solfuro di manganese che facilitano la rottura del truciolo durante la lavorazione meccanica. Il risultato è un materiale particolarmente interessante quando la costruzione dello stampo richiede importanti volumi di asportazione.
Questa differenza determina uno dei principali criteri di scelta:
- 1.2311: migliore attitudine alla lucidatura e alle finiture superficiali.
- 1.2312: migliore lavorabilità alle macchine utensili.
Non si tratta quindi di stabilire quale sia l’acciaio migliore in assoluto, ma quale caratteristica abbia maggiore importanza nello specifico progetto.
1.2311 vs 1.2312: confronto delle caratteristiche
| Caratteristica | Acciaio 1.2311 | Acciaio 1.2312 |
| Famiglia | P20 | P20 + S |
| Stato di fornitura tipico | Bonificato | Bonificato |
| Durezza indicativa di fornitura | circa 280–325 HB | circa 280–325 HB |
| Lavorabilità | Buona | Molto buona |
| Tenore di zolfo | Basso | Maggiore |
| Lucidabilità | Buona | Più limitata |
| Fotoincisione | Adatto | Generalmente sconsigliato per finiture esigenti |
| Nitrurazione | Possibile | Possibile |
| Impiego tipico | Cavità e stampi con esigenze di finitura | Stampi, piastre e portastampi con forte incidenza delle lavorazioni meccaniche |
La durezza, quindi, non è il parametro realmente discriminante nella scelta tra acciaio 1.2311 e 1.2312. La differenza emerge soprattutto mettendo in relazione lavorabilità e qualità superficiale richiesta allo stampo.
Acciaio 1.2311: quando la finitura superficiale dello stampo è prioritaria
L’acciaio 1.2311 è generalmente la scelta più indicata tra i due quando la superficie della cavità deve essere sottoposta a lucidatura o quando la qualità superficiale del pezzo stampato assume un’importanza rilevante.
La minore presenza di inclusioni solforate rispetto al 1.2312 favorisce l’ottenimento di superfici più uniformi.
Questo rende il 1.2311 particolarmente interessante per stampi destinati alla produzione di componenti nei quali l’aspetto estetico della superficie è parte integrante del risultato finale.
Quando scegliere il 1.2311
- è richiesta una buona lucidabilità della cavità;
- la superficie del componente stampato deve avere una buona qualità estetica;
- sono previste lavorazioni di fotoincisione o finitura superficiale;
- lavorabilità e finitura devono rimanere equilibrate;
- la velocità di asportazione non rappresenta il criterio dominante nella costruzione dello stampo.
Per questo motivo il 1.2311 rappresenta un buon compromesso per numerosi stampi a iniezione, compressione, soffiaggio ed estrusione. Approfondisci nella scheda tecnica dell’acciaio 1.2311.
Acciaio 1.2312: quando la lavorabilità viene prima della lucidabilità
Il 1.2312 parte da una logica differente.
L’aggiunta di zolfo migliora sensibilmente la truciolabilità e rende il materiale particolarmente adatto a lavorazioni meccaniche intensive.
Durante la costruzione di uno stampo complesso questo può tradursi in un vantaggio concreto: fresatura, foratura e filettatura possono risultare più efficienti, con benefici sui tempi di lavorazione e sull’usura degli utensili.
Il rovescio della medaglia riguarda la finitura. La maggiore presenza di inclusioni solforate rende il 1.2312 meno indicato del 1.2311 quando sono richieste lucidature particolarmente spinte o superfici estetiche di elevata qualità.
Quando scegliere il 1.2312
- lo stampo richiede molta asportazione di materiale;
- sono presenti numerose lavorazioni di fresatura, foratura o filettatura;
- è importante contenere i tempi macchina;
- la finitura superficiale richiesta non è particolarmente spinta;
- il materiale viene utilizzato per piastre, portastampi o altri elementi nei quali la lucidabilità non rappresenta il requisito principale.
Per composizione, proprietà e applicazioni consulta anche la scheda tecnica dell’acciaio 1.2312.
Lucidabilità del 1.2311 e 1.2312: perché cambia
La lucidabilità dell’acciaio per stampi plastica dipende da diversi fattori: qualità metallurgica, omogeneità, presenza e distribuzione delle inclusioni, trattamento termico e processo di finitura.
Nel confronto tra 1.2311 e 1.2312, il tenore di zolfo assume particolare importanza.
Lo zolfo che favorisce la lavorabilità del 1.2312 porta alla presenza di inclusioni che possono diventare penalizzanti quando si cerca di ottenere una superficie molto uniforme attraverso operazioni di lucidatura.
Il 1.2311 sacrifica parte della lavorabilità ottenibile con la variante solforata, ma offre condizioni più favorevoli quando la superficie dello stampo deve essere rifinita. È esattamente questo compromesso che deve guidare la scelta.
La finitura del componente plastico deve guidare la scelta dell’acciaio
Un errore frequente consiste nel selezionare l’acciaio per lo stampo plastica considerando esclusivamente la facilità con cui potrà essere lavorato.
In realtà è utile partire dal componente finale. Se la cavità dello stampo trasferisce direttamente la propria superficie al pezzo, la qualità della superficie dell’acciaio diventa parte del risultato estetico del prodotto.
Per componenti nei quali sono importanti aspetto, uniformità o brillantezza, la maggiore attitudine alla lucidatura del 1.2311 assume quindi maggiore rilevanza.
Se invece lo stampo produce un componente tecnico per il quale non è richiesta una finitura estetica particolarmente spinta, il vantaggio produttivo del 1.2312 può avere un peso maggiore.
La scelta tra 1.2311 e 1.2312 deve quindi partire dalla domanda: quale superficie deve uscire dallo stampo?
Anche il tipo di plastica influenza la scelta tra 1.2311 e 1.2312
La finitura non è però l’unico parametro da considerare.
Il polimero utilizzato, gli eventuali rinforzi e additivi, la temperatura di esercizio e il numero di cicli previsti influenzano le sollecitazioni a cui sarà sottoposto lo stampo.
Materiali plastici caricati con fibre o altri componenti abrasivi possono aumentare sensibilmente l’usura della cavità. Alcuni polimeri possono inoltre creare condizioni più aggressive dal punto di vista chimico.
In questi casi, il confronto 1.2311 vs 1.2312 potrebbe non essere sufficiente: può essere opportuno valutare acciai con caratteristiche superiori di resistenza all’usura, alla corrosione o con maggiore attitudine alla lucidatura.
1.2311 o 1.2312? Una matrice pratica per scegliere
| Esigenza dello stampo | Scelta da valutare |
| Elevata lavorabilità | 1.2312 |
| Molte lavorazioni CNC | 1.2312 |
| Riduzione dei tempi di asportazione | 1.2312 |
| Buona lucidabilità | 1.2311 |
| Superficie estetica del pezzo | 1.2311 |
| Fotoincisione | 1.2311 |
| Piastre e portastampi | 1.2312 |
| Equilibrio tra lavorabilità e finitura | 1.2311 |
| Finitura a specchio molto spinta | Valutare qualità superiori |
| Ambiente corrosivo o polimeri aggressivi | Valutare acciai specifici resistenti alla corrosione |
Questa matrice chiarisce un punto fondamentale: non tutte le applicazioni devono necessariamente essere risolte scegliendo tra 1.2311 e 1.2312.
Quando 1.2311 e 1.2312 non sono sufficienti
Considerare il 1.2311 come la soluzione universale per le finiture e il 1.2312 come quella universale per la lavorabilità sarebbe una semplificazione. Esistono stampi per i quali le esigenze superano le caratteristiche offerte da entrambi.
Stampi di grandi dimensioni
Quando aumentano considerevolmente le dimensioni e gli spessori dello stampo, può diventare importante ottenere maggiore uniformità delle proprietà anche a cuore. In questi casi può essere valutato, ad esempio, l’acciaio 1.2738, un acciaio per stampi plastica modificato con nichel che offre elevata temprabilità, buona lucidabilità e caratteristiche adatte a stampi di medie e grandi dimensioni.
Finiture superficiali particolarmente spinte
Quando l’obiettivo è una lucidatura a specchio di livello molto elevato, la scelta non dovrebbe essere limitata automaticamente al 1.2311. La purezza metallurgica e il processo produttivo dell’acciaio diventano determinanti e possono rendere preferibili qualità specificamente sviluppate per elevate esigenze di lucidatura.
Plastiche abrasive o condizioni corrosive
Polimeri caricati, materiali abrasivi o plastiche che generano condizioni corrosive possono richiedere una maggiore resistenza all’usura o alla corrosione. In questo scenario la domanda iniziale cambia: non è più soltanto 1.2311 o 1.2312, ma quale acciaio per stampi sia realmente compatibile con materiale plastico, ciclo produttivo e vita attesa dello stampo.
Lavorabilità o finitura: il costo dello stampo va valutato nel suo insieme
La differenza tra 1.2311 e 1.2312 ha anche una conseguenza economica. Scegliere il 1.2312 può risultare conveniente quando la lavorazione meccanica incide in maniera significativa sul costo complessivo dello stampo. Una migliore truciolabilità può contribuire a diminuire i tempi macchina e l’usura degli utensili.
Questo vantaggio perde però valore se, successivamente, lo stampo richiede una qualità superficiale che il materiale non consente di ottenere facilmente. Allo stesso modo, scegliere automaticamente il 1.2311 per una piastra o un portastampo che non verrà mai lucidato può significare rinunciare senza necessità ai vantaggi di lavorabilità del 1.2312.
Il costo del materiale, quindi, non dovrebbe essere considerato isolatamente. È più corretto valutare:
- costo dell’acciaio;
- volume di materiale da asportare;
- ore macchina previste;
- consumo degli utensili;
- operazioni di finitura;
- trattamenti superficiali;
- durata prevista dello stampo;
- qualità superficiale richiesta al componente finale.
È il costo complessivo di realizzazione e utilizzo dello stampo a determinare quale scelta sia realmente più efficiente.
Acciaio 1.2311 o 1.2312: la scelta parte dallo stampo, non dalla sigla
Nel confronto tra acciaio 1.2311 e 1.2312 per stampi plastica, la differenza decisiva non risiede nella durezza di fornitura, che è generalmente comparabile, ma nel compromesso tra lavorabilità e finitura superficiale.
Il 1.2311 è generalmente preferibile quando lucidabilità, fotoincisione e qualità della superficie hanno un peso importante. Il 1.2312 diventa invece particolarmente interessante quando occorre privilegiare lavorabilità, produttività delle macchine utensili e riduzione dei tempi di costruzione dello stampo, senza esigenze di lucidatura particolarmente elevate.
Per applicazioni più severe, stampi molto grandi, finiture estremamente spinte, materiali plastici abrasivi o condizioni corrosive, è invece opportuno allargare la valutazione ad altre qualità di acciai per stampi materie plastiche.
La selezione corretta deve quindi partire dal progetto dello stampo, dal materiale plastico, dalla finitura richiesta e dal ciclo produttivo previsto.
Hai uno stampo da progettare? Contattaci per una valutazione tecnica gratuita e individuiamo insieme l’acciaio più adatto all’applicazione.
